Perché il Braccialetto Elettronico...

“Uno dei freni al delitto non può essere la crudeltà delle pene ma l’infallibilità di esse, la loro moderazione e dolcezza è la dimostrazione più chiara del principio dell’utilità generale” (C. Beccaria). Se nel 1763 Cesare Beccarla nel suo “dei delitti e delle pene” auspicava la corrispondenza tra il delitto commesso e la pena inflitta, perché non auspicare ora la corrispondenza tra la pena inflitta e gli obiettivi di reinserimento e recupero nel rispetto della dignità dell’individuo, così come da principio del “Patto Sociale” tra cittadini e Stato cui è demandata la sovranità.

Il concetto di “certezza della pena” implica la considerazione di aspetti quali: • la funzione di prevenzione; • la proporzionalità fra entità del reato e relativa sanzione; • la tutela della collettività; e dal principio costituzionalmente garantito (art. 27 co. 3 Cost.) secondo il quale la pena deve tendere alla rieducazione del condannato.

Il braccialetto elettronico consente di garantire la verifica della permanenza presso il domicilio prestabilito dei detenuti agli arresti domiciliari e coloro i quali sono soggetti a custodia cautelare in attesa di giudizio. In altri paesi Europei si è rivelato particolarmente utile per sorvegliare i minori condannati, evitando così che gli stessi trascorressero un tempo troppo prolungato in riformatorio e potessero, invece, essere occupati in attività di lavoro che ne favorissero il reintegro in società.

Alcuni possibili benefici che l’utilizzo del braccialetto elettronico, secondo ricerche e esperienze avvenute in tutto il mondo: • aiutare i detenuti bisognosi di cure mediche o di disintossicazione trasferendoli più facilmente in centri di recupero; • creare percorsi di reinserimento sociale e familiare dei detenuti; • dare la possibilità alle madri carcerate di far crescere i propri figli in strutture di accoglienza esterne; • trasferire presso le proprie abitazioni detenuti in attesa di giudizio considerando la maggior garanzia che la verifica elettronica consente; • restituire alle forze dell’ordine tempo da dedicare alla prevenzione e presenza sul territorio demandando allo strumento elettronico la verifica delle limitazioni di libertà connesse con la detenzione domiciliarre.

Il braccialetto potrebbe quindi rivelarsi lo strumento giusto per ridurre la popolazione carceraria, aiutare le persone bisognose di cure mediche e facilitare il reinserimento delle persone nella società. I dati forniti dal Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (DAP) in data 1 marzo 2006 parlano di circa 60.000 detenuti di cui 5.000 sieropositivi o ammalati di AIDS, 59 bambini al di sotto dei tre anni che vivono in carcere, 57 suicidi ufficialmente accertati nel 2005.